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COSA FARE SE… devi dare la seconda ancora?

Nautica e Diporto

COSA FARE SE… devi dare la seconda ancora?

Questo articolo è stato gentilmente concesso da www.giornaledellavela.com

Sei in rada, arrivano oltre 30 nodi di vento e rischi di arare. Devi per forza dare la seconda ancora, cosa fai?

“Se ci sono altre barche vicine preferirei innanzitutto andare a cercare una zona più libera perché, tra ancore che arano, barche che filano più catena per avere maggiore sicurezza (e altre che non lo fanno), e ancoraggi raddoppiati, aumentano parecchio i rischi di collisione. In ogni caso, preferirei appennellare anziché afforcare. Un po’ per la maggiore sicurezza, un po’ per tenere un percorso di giro intorno all’ancoraggio più regolare (di nuovo, per evitare collisioni). Non solo, per afforcare dovrei mettere in acqua il tender e 30 nodi potrebbero iniziare a essere troppi. Volendo appennellare, l’unica manovra possibile è quella di rifare l’ancoraggio da capo.

Quindi, per prima cosa preparo l’ancora di rispetto con relativo spezzone di catena e grillo da collegare alla prima. Accendo il motore, faccio recuperare catena e tirare su l’ancora principale. Manovrando in modo da tenere la prua al vento, faccio collegare il grillo al diamante dell’ancora principale. Faccio anche fare un collegamento di sicurezza con una cimetta (non si sa mai!). Poi, faccio calare l’ancora secondaria finché non ha toccato il fondo e dato un accenno di presa. Appena questo è avvenuto, faccio mollare catena finché il calumo è circa 2 volte il fondale. Di nuovo, un attimo di attesa perché l’ancoraggio faccia un po’ di presa. Poi, faccio filare catena finché possibile (e compatibilmente con la posizione della barca rispetto agli ostacoli circostanti).

Con 30 nodi è inutile dare marcia indietro durante la manovra, tranne alla fine per far affondare le marre! Fatto questo, le solite verifiche che l’ancoraggio non ari (riferimenti a terra), spengo il motore e controllo che la catena sia assicurata alla barca con una cima e un nodo che sia facile da sciogliere. Faccio anche portare a prua un parabordo, assicurandolo provvisoriamente al pulpito per essere pronto, caso mai fossi costretto ad abbandonare rapidamente l’ancoraggio filando per occhio. Mentre ci sono, se c’è rischio di collisione, faccio portare qualche parabordo in coperta, li lego alle draglie e li tengo pronti per essere usati. Sto un po’ in pozzetto per capire meglio il cerchio di evoluzione mio e quello delle barche intorno. Poi, inizio a pensare ai turni di guardia da far fare all’ equipaggio”.

 

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