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Fiaba siciliana: Il Pesce dello Stagnone

Mitologia & Storia

Fiaba siciliana: Il Pesce dello Stagnone

Volete sapere perché il pesce dello Stagnone di Trapani è il più buono del mondo?

C’era una volta…

Aviti a sapiri, che una volta c’era un pescatore dello Stagnone, sfortunato, aveva sei figli e la moglie a carico, soldi picca e pitittu assai! La mattina si alzava presto e andava a mare. Un giorno la rete sembrava pesante e tira, tira ci trovò una testa di sceccu. L’indomani, di nuovo, la rete sembrava pesante e tira, tira trovò una giara con un tappo di sughero. Non gli parve vero! Tolse il tappo, sperando di trovarci “maregne d’oro”, ed invece ne uscì un uomo arrabbiato. “Perchè mi hai svegliato?” gli domandò. “E, tu, chi cci fai chiusu dduocu?” Rispose il pescatore. “Mi chiuse una strega e per esser libero, al posto mio, vacci tu!” Finita la frase, il pescatore finì dentro la giara e quello la tappò ridendo. Il pescatore si sentì perduto ma la disperazione gli aguzzò l’ingegno. “Come hai fatto? Fammi vedere? Quando mi dovrò liberare io voglio sapere bene come fare! Tu sei stato bravo, bravo assai!” Quello ci cadde, come un “un piru sfattu” ! Aprì il tappo, ed il pescatore uscì. Appena fuori, con prontezza disse: “Al posto mio vacci tu!” L’omone finì dentro, il pescatore chiuse, e ributtò la giara in mare, dopo “Cinniddisa” (Santo Maria). “Che sfortuna, pensò, fino a quando pesco teste d’asino passi, ma stamattina sono vivo per miracolo”. A mani vuote, se ne tornò a casa. L’indomani mattina, presto, buttò le reti, e aspettò. Nel tirarle su, vide arrivare una cassettina, e si spaventò. Piano piano si avvicina e guarda. Ci trova due piccoli neonati gemellini. La femmina aveva una stella d’oro in fronte e il maschio un pomo d’oro in mano. Al pescatore fecero tanta pena, prese la cassettina e la portò a casa, mentre pensava a come poter sfamare, altre due bocche! La moglie, appena lo vide arrivare con la cassettina, pensò che portasse pesci! Ma vide i due bambini. “Non ti preoccupare gli disse, sei e due otto. Vuol dire che completiamo l’ottava del Signore anzi ringraziamo, puru, a Beddra Matri Mmaculata r’à nostra Chiesa r’è Birgi. E sai moglie mia: “u Signuri provvede per quel che vede!”. Prese con se i due “picciriddi” e li trattò come se fossero figli suoi. L’indomani mattina il pescatore, tornò a pescare, e la rete era pesante, piena di sicciteddi, trigghiuledda, anciddi, orati, spini. E così ogni giorno, pescava tanti pesci, li portava al mercato, e guadagnava. Gli cambiò la sorte! E vivevano felici.

Ma, aviti a sientiri… lasciamo loro felici, e vi cuntu cu erano i due gimilluzzi. Aviti a sientiri! La storia comincia in casa di tre sorelle orfane. Queste erano le più belle ragazze del paese e cantavano sempre mentre filavano la lana. La prima cantava: “Se mi sposo col cuoco del Re, con un chilo di farina, faccio mangiare tutti persino il Re!”. La seconda cantava: “Se mi sposo col sarto del Re, con un metro di stoffa, faccio i vestiti a tutti, persino al Re!”. La terza cantava: “Se mi sposo col Re, gli faccio due gemelli, una con la stella d’oro in fronte, e l’altro con un pomo d’oro in mano!” Il Re sentendole cantare, le mandò a prendere con le guardie del corpo, e disse loro: “Se quello che cantate, è verità, vi faccio sposare!” E così fu. La prima con un chilo di farina, fece pane per tutti i soldati, e si sposò. La seconda, con un metro di stoffa fece divise per tutti i militari, e si sposò. La terza si sposò, ed aspettava la cicogna. Ora avvenne, che scoppiò la guerra, ed il Re partì, quando ancora il parto non era avvenuto. Le tre sorelle, abitavano nel castello, ma la sposa del Re, era la più ricca. Col tempo le sorelle cominciarono ad invidiarla. Venne il giorno che nacquero i gemelli, le sorelle presero i fratellini, ed ordinarono alla levatrice di ucciderli. Al loro posto ci misero due cagnolini. Tutti sapevano che la moglie del Re, invece di bambini aveva messo al mondo due cagnuleddi. Lo seppe anche il Re in guerra, ed ordinò che la moglie venisse rinchiusa in prigione. Così fu fatto! La levatrice, però, non ebbe il coraggio di ammazzare i fratellini, così li mise in una cassetta di legno, che affidò al fiume. Torniamo alla casa del pescatore. I figli crescevano, stavano bene, ma un giorno la sorella maggiore litigò con i gemelli, ed arrabbiata disse loro: “Siete schiavi, comprati a mare!” I fratellini restarono impressionati, da questa frase, chiesero spiegazioni al padre, il quale raccontò tutta la storia e saputa la verità, decisero di partire per ritrovare la vera famiglia. Cammina, cammina, trovarono una casetta abbandonata nel bosco, entrarono e cominciarono a vivere là. Il fratello raccoglieva verdura selvatica e la vendeva al mercato, la sorella accudiva la casa. Un giorno passò una “fatuzza” e disse alla sorellina: “Per esser, più bella, ti devi lavare il viso con l’acqua della verde canna, e per vivere tranquilla, devi procurarti un uccello che parla! Esso ti darà consigli, ascoltalo sempre!” Detto questo, scomparì. Quando il fratello tornò dal mercato, trovò la sorella sconvolta. “Perchè sei così? Cosa ti è successo?”. La sorella gli raccontò della fata, e lui le rispose: “Io so dov’è l’acqua della verde canna e per l’uccello, non dubitare, lo troverò”. E si mise in cammino. Cammina, cammina arrivò in una fontana, d’acqua di verde canna, ne riempì una brocca, e mentre stava montando a cavallo, si posò sulla sua spalla, un uccello parlante: “Io vegnu cu ttia! io vegnu cu ttia!” Gli disse contento e se ne tornò a casa. La sorella si lavò il viso, con quell’acqua e diventò più bella di prima. L’uccello le disse: “Quanto sei bella! quanto sei bella!” E continuava così la loro vita. Un giorno, il Re, era a caccia in quel bosco, venne un temporale, così forte, che il cielo si oscurò e chiese ospitalità in quella casa. I due fratellini lo fecero entrare, lo fecero mangiare ed asciugare vicino al fuoco. Il Re rimase, sbalordito per l’educazione e la bellezza dei due gemelli, e gli fece tanta pena vederli così poveri. “Vi voglio invitare, da me al castello!” disse. I fratellini accettarono e smesso di piovere si misero in cammino. Arrivati al castello, le cognate del re, riconobbero i gemelli, capirono che la levatrice non li aveva uccisi, si spaventarono, si sentirono in pericolo e pensarono ad una soluzione. Il Re fece sedere i gemelli a tavola, e si prepararono per fare una bel pranzo. Ma appena seduti, l’uccello si mise a volare intorno ed a parlare: “Quì manca qualcuno! Qua manca qualcuno! Ci manca la moglie! Ci manca la moglie!” Il Re ascoltò meravigliato. La sorellina disse: “Maestà. io debbo ubbidire all’uccello, se non c’è vostra moglie, noi ce ne andiamo!” Il Re, sbalordito diede ordini di prendere la moglie dal carcere farla lavare e vestire, e condurla a tavola. La povera donna era magra, come una bastone. Pallida. Ma era comunque bella! I camerieri portarono da mangiare, ma l’uccello faceva come un pazzo: “Questo no! Questo no è avvelenato! Il Re, con gli occhi sgranati, prese un pezzo di carne, e la diede al cane, appena l’assaggiò il cane cadde morto stecchito. Venne chiamato il cuoco ”Maestà, non so niente, disse, cucinò, mia moglie!” Il re fece portare la cognata e la mise alle strette. Quella parlò e confessò tutta la storia. Il Re, commosso, abbracciò moglie e figli, la famiglia si era riunita! Le cognate furono rinchiuse in carcere. I gemelli tornarono a trovare la famiglia del pescatore, si abbracciarono tutti contenti e furono portati a vivere con loro nel castello. Da quel momento le famiglie si riunirono e vissero così felici e contenti tutti insieme. Lo Stagnone diventò ancora più pescoso ed alla tavola del Re ci fù sempre il pesce più buono del mondo!

Il Team Editoriale di Searound Magazine vi da il benvenuto.

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