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Incontro con la Balena “Rachele”

Incontro con la Balena Rachele

Ambiente

Incontro con la Balena “Rachele”

Uno degli equipaggi di Searound in giro per le coste italiane ha avuto la fortuna di incontrare una balena. Ecco il video e le impressioni raccontate dai protagonisti di questo emozionante incontro.

Riccardo:
Nella mia lunga e quasi quarantennale esperienza di navigazione ho incontrato le balene solamente in due occasioni, entrambe molto vicine alla costa, un miglio al massimo, e sempre nel mitico triangolo dei cetacei, tra Liguria, Costa azzurra e Corsica. L’ultima volta intorno agli inizi degli anni ’90. Poi mai più viste. Nelle altre zone del Mediterraneo, visitate negli ultimi anni, è rarissimo incontrarle e tre giorni or sono, in un mare inaspettatamente lacustre, ce la siamo trovata davanti alla prua, l’abbiamo delicatamente inseguita, pazientemente attesa, rispettosamente ammirata e siamo rimasti con lei per parecchie ore, a motore spento, acceso di tanto in tanto solo per riavvicinarla senza disturbarla troppo. Persino in silenzio e con la strumentazione spenta. Andava da nord a sud e viceversa, in un tratto di mare lungo circa un miglio a poco meno di 4 miglia dalla costa. Probabilmente aveva trovato una buona corrente di krill e se la godeva tutta da sola riemergendo ogni quindici o venti minuti per quattro o cinque sgobbate in cui mostrava tutta la sua imponenza e poi riscomparire negli abissi. Che spettacolo con quel mare piatto e quel silenzio. Il suo soffio in emersione, potente come l’eruzione di un geyser, ogni volta ci indicava la sua presenza, anche se  distante qualche centinaio di metri da noi. Quella notte tutti l’abbiamo sognata. Ma la cosa più straordinaria di tutte è che, essendo rimasti in zona per i successivi due giorni e non essendo variata la condizione meteo, all’improvviso, nel pomeriggio di due giorni dopo, abbiamo deciso di andare a cercarla di nuovo; il punto nave dell’incontro ad una dozzina di miglia a nord ovest di Capo Caccia, in Sardegna. Non avevamo molte speranze d’intercettarla ma ognuno di noi era attento ad ogni minimo movimento dell’acqua e, con il mare ancora più piatto di due giorni prima, dopo un paio di incontri con delle spettacolari mobule (mante mediterranee), improvvisamente è riapparsa lei, la “nostra” balenottera, di una ventina di metri di lunghezza. Siamo rimasti con lei sino a notte e, poco prima del buio, con il sole già tramontato, mentre eravamo fermi in attesa del rumore del soffio, ci è apparsa tra la barca e il tramonto, in un controluce teatrale, regalandoci quattro emersioni, in un saluto suggestivo ed emozionante. L’abbiamo chiamata Rachele, resterà per sempre nelle nostre immagini e nei nostri cuori.

Michela:
Ci sono dei momenti che so resteranno indelebili nella memoria ed altri che attendo da quando sono piccina; quel momento è,  c’è, ed io ero lì per viverlo e goderlo come un regalo unico e prezioso.  Il mio speciale regalo del mare! Accade all’improvviso ma soprattutto accade veramente. Comincia tutto con un alert a tutto l’equipaggio che mette sempre eccitazione e allegria: “delfiniiiii” urla il comandante e chiunque a bordo scruta il mare con attenzione seguendo l’indice puntato ma ….nulla, svaniti nel nulla…..eppure in genere se non vengono a prua a giocare, li vedi guizzare distanti e cerchi di seguire la loro rotta di caccia. Non si vedono più, non guizzano, non vengono e il blu che quel giorno che era di bonaccia, pareva  ancora più immenso e profondo. Eravamo in navigazione da un paio d’ore e ad occhio nudo o col binocolo quel mare così piatto ci lasciava immaginare e sperare qualsiasi cosa; qualunque animale avesse osato affacciarsi al mondo dell’aria, noi lo avremmo visto. L’attesa mista a delusione un po’ ci scoraggia e il dubbio mi assale; “sicuro fossero delfini ?” chiedo speranzosa e lo sguardo incerto di Ric alimenta immediatamente l’idea che “altro” potesse essere ma non osavo tanto. Minuti, 10,15,20 interminabili a posare gli occhi ovunque sopra quel manto morbido d’acqua,  poi d’un tratto, inaspettatamente, un suono nuovo mi fa trasalire e voltare; lo sfiato del suo respiro profondo anticipa una enorme gobba grigio scura con una pinna;  s’immerge per poi riemergere,  lenta e potente, incurante  della nostra barca. La gioia incontenibile trova sfogo attraverso i miei occhi che si appannano. Trattengo il fiato e strozzo in gola un urlo. Un silenzio attonito di tutto l’equipaggio crea un’atmosfera magica ed io piango di felicità. In quell’attimo capisco che un sogno si sta realizzando.  Quella placida ed enorme creatura aveva incrociato la nostra rotta o noi la sua e quel piccolo miracolo si stava compiendo. Non potevo che contemplare tanta meraviglia con immensa gratitudine e felicità. La seguiamo per diverso tempo senza disturbarla e la battezziamo Rachele. Mi addormento quella sera con un sorriso e la sognerò per diverse notti svegliandomi sempre con la certezza che è accaduto realmente!

Chiara:
Il mare. Che stupido pensare che sia una spiaggia bianca con ombrelloni colorati e sdraio imbottite. Non conoscevo la barca, né tantomeno pretendo di conoscerla dopo soli 28 giorni. Ciò che conosco, però, sono le sensazioni e le emozioni che trasmette. L’aspetto austero del mare non è che un mero pregiudizio. Bisogna prendersene cura, cercarlo, conoscerlo.. solo allora aprirà le sue immense braccia regalando emozioni che solo un colosso simile può donare. Una balenottera che fa piangere dall’emozione, una mobula che incanta con i suoi maestosi balzi carpiati fuori dall’acqua ed eleganti delfini che danzano sotto la prua. Non posso vantare una vita lunga poiché nei miei soli ventitré anni non ho visto ancora nulla in fondo. Eppure qui, ora, con le gambe sospese sull’immenso blu, mi sento viva come mai è stato prima. È una gioia indescrivibile che riempie il cuore fino quasi a farlo esplodere. Il vento, il sole e il mare ti cullano come a dire “mi prendo cura di te”. Ogni male scompare. Ogni dubbio. Ogni dolore. È forse questa la felicità? Liberi. Liberi di librare con gli occhi lucidi pronti a captare ogni piccola, singola meraviglia.

Pietro:
Quando capita un incontro del genere all’inizio le emozioni sono contrastanti: inizialmente ho provato sgomento, sorpresa, un misto di eccitazione ed incredulità nell’assistere ad uno spettacolo tanto raro quanto suggestivo. La balena riaffiora dallo specchio d’acqua solamente per brevi momenti, che tolgono il respiro a tutti e che provocano in me un senso di pace, di armonia con l’ambiente che mi circonda. Il tutto ha dell’incredibile, guardo negli occhi i miei compagni di viaggio e vedo che anche loro provano ciò che sento anch’ io: infinita gratitudine nei confronti della natura, del mare che ci ha permesso di vivere un momento magico ed unico. Questo resterà per sempre impresso nei miei ricordi e mi renderà per sempre legato a questa balena: io, umano immerso in un contesto che per natura non mi appartiene, e lei, timida creatura del mare.

 

 

 

 

Il Team Editoriale di Searound Magazine vi da il benvenuto.

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