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La fiaba calabrese della ricotta bianca

Mitologia & Storia

La fiaba calabrese della ricotta bianca

La fiaba calabrese della ricotta bianca parla di due fratelli e di una bellissima ragazza.

La fiaba calabrese della ricotta bianca racconta la storia di due fratelli principi. I due si volevano molto bene ed erano disposti a tutto uno per l’altro. Un giorno erano a tavola e mangiavano la ricotta quando il fratello maggiore si tagliò un dito e la ricotta si macchiò di sangue. Il fratello ferito disse che avrebbe voluto sposare una fanciulla con lo stesso bianco e lo stesso rosso della ricotta. Il fratello più piccolo rispose che si sarebbe occupato lui di trovarle la donna perfetta.

Il fratello maggiore diede al più piccolo una gran somma di denaro e quest’ultimo partì.

Erano molti giorni che girava, ma non riusciva a trovare la fanciulla giusta e per non tornare a mani vuote, acquistava un regalo per il fratello in ogni città in cui si recava.

Comprò un cavallo bianco, una spada e un’aquila che, per non portarli con se durante il viaggio, li lasciò al bottegaio dicendo che sarebbe tornato a prenderli più avanti.

Arrivato a Napoli, il principe era disperato e si fermò. Una vecchia si avvicinò e gli chiese l’elemosina dicendo che se le avesse dato qualcosa, lei lo avrebbe aiutato a risolvere il suo problema. Il principe diede l’elemosina alla signora e le raccontò la sua storia. La vecchia disse al ragazzo che conosceva la fanciulla che faceva al caso suo.

Nella zona c’erano due draghi che tenevano in ostaggio una bellissima ragazza. La vecchia riuscì a parlare in segreto con la giovane. Le raccontò la storia e la ragazza chiese qualche giorno per organizzarsi.

Giorni dopo la vecchia e il giovane si recarono dalla fanciulla e si misero d’accordo. Il giovane andò a riprendere i regali per il fratello e preparò un bastimento. Appena i draghi si allontanarono da casa i due giovani scapparono via.

Ma la nave era lenta e i draghi, trasformatisi in uccelli, riuscirono a raggiungerla. Si posarono sull’antenna del bastimento e uno dei due cominciò a ripetere “Currucutucù!” lanciando maledizioni verso il futuro sposo della figlia.

Disse che il giovane sarebbe stato rapito dalle sirene se avesse toccato l’acqua; si sarebbe rotto l’anca se fosse montato a cavallo; se avesse impugnato la spada gli si sarebbe conficcata nel fianco e se si fosse avvicinato all’aquila questa gli avrebbe cavato gli occhi.

Alla fine di ogni maledizione ripeteva che se qualcuno avesse raccontato quanto appena sentito si sarebbe trasformato in statua di marmo. I due giovani, terrorizzati, rimasero in silenzio.

Arrivati al porto, il fratello minore fece in modo che fosse sistemato un ponte evitando così il contatto con l’acqua.

In attesa del matrimonio il futuro sposo decise di andare a cavallo, il fratello lo sentì e uccise il cavallo. Quando lo sposo vide il cavallo morto capì che era stata opera del fratello.

Decise allora di provare la spada ma il fratello la ruppe. Quando lo sposo la trovò rotta, anche questa volta capì chi era il responsabile.

Il futuro sposo decise di andare a vedere la sua aquila che il fratello fu costretto a uccidere. Lo sposo, vedendo l’aquila morta si spazientì e decise di far arrestare il fratello, ma venne dissuaso dalla futura consorte.

Il fratello minore continuava a vigilare evitando che succedesse qualcosa ai futuri sposi. Una notte un mostro si presentò alla porta della coppia, il fratello lo uccise e lo portò via. Mentre tornava verso la camera, con la sciabola in mano, lo sposo lo vide e pensò che volesse ucciderli così lo condannò a morte.

Il giorno dell’esecuzione il giovane raccontò tutto trasformandosi in marmo. Il fratello rammaricato chiese di tirarlo giù dalla ghigliottina ma ormai era troppo tardi. Il futuro sposo decise allora di far mettere la statua del fratello in casa.

Passò un anno e i due sposi ebbero due gemelli.

Un giorno il marito, andando a cavallo, sentì due uccelli dire “Currucutucù!” e raccontare come far tornare in vita il fratello minore. Sarebbe bastato uccidere i bambini e con il loro sangue ungere la statua. E per far sì che anche i bambini morti tornassero in vita bastava fare una frittura utilizzando il fegato dei due uccelli e con l’olio ottenuto ungere i figlioletti.

Il marito individuò gli animali, li uccise e fece quanto sentito. La magia funzionò e quando la moglie vide il cognato in vita lo abbracciò felice. Il marito raccontò quanto successo e da quel giorno la famiglia rimase insieme più unita che mai.

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