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Le Anarade di Roghudi Vecchio

Mitologia & Storia

Le Anarade di Roghudi Vecchio

Le Anarade di Roghudi Vecchio sono esseri malvagi con il corpo metà donna e metà asino.

Le Anarade di Roghudi Vecchio sono delle creature mostruose con il corpo metà donna e metà asino. La leggenda delle Anarade di  Roghudi Vecchio nasce in Calabria centinaia di anni fa. Veniva raccontata dagli anziani per tradizione, per superstizione e per intrattenere e spaventare le donne e i bambini nelle serate passate in famiglia.

Le Anarade erano delle creature con poteri soprannaturali, avevano i piedi a forma di zoccoli, come quelli dei muli. Di notte stavano coricate mentre di giorno andavano in giro a cavallo di un ramo di sambuco. Quando si avvicinavano con le loro vere sembianze, era possibile riconoscerle in lontananza per via del rumore dei loro zoccoli. Le Anarade vivevano di fronte al borgo di Roghudi, nella contrada di “Ghalipò” e amavano intrattenersi con gli uomini. Per questo, di giorno, le Anarade se ne stavano nascoste e la sera uscivano allo scoperto cercando di attirare le donne del paese. Le convincevano ad andare con loro verso la fiumara Amendolea, con la scusa di lavare i panni. Una volta arrivate al fiume, uccidevano le donne così che, con i loro poteri magici, potessero ammaliare i mariti delle malcapitate.

Quando erano annoiate, bussando alle porte del borgo chiedendo favori e facendo dispetti. L’unico modo per salvarsi dalle loro grinfie era offrirgli dei latticini per i quali andavano matte.

La cosa andò avanti per molti anni, fino a che gli abitanti di Roghudi Vecchio, esasperati, non decisero di proteggersi da queste creature maligne. Costruirono tre cancelli da collocare in corrispondenza delle diverse entrate del paese. Uno a Agriddhea, uno a Plachi e uno a Pizzipiruni che ancora oggi sono visibili. Grazie a questo stratagemma, le Anarade non riuscirono più a entrare nel borgo.

Le leggenda vuole che queste creature maligne, mentre cercavano di nascondersi sulle rupi che circondano il paese, caddero perdendo la vita.

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