Connect with us

Le vele di marmo scolpito

Veliero

Nautica e Diporto

Le vele di marmo scolpito

Da: “Due anni a prora”

Le vele di marmo scolpito.
“Nonostante tutto quel che è stato detto e scritto della bellezza di un bastimento che naviga con tutte le vele spiegate, in realtà sono pochi coloro i quali hanno avuto occasione di vedere una nave con tutta, letteralmente tutta la sua tela al vento. Quando si scorge un veliero che entra o esce da un porto con le sue vele consuete, e magari anche con due o tre coltellacci spiegati, si è soliti dire che esso è a tutta vela; ma una nave non si trova mai in tale assetto se non quando corre col favore di una brezza leggiera e costante, una brezza che le stia quasi, ma non perfettamente, in fil di ruota, e che spiri con tanta regolarità, da poter confidare che duri per un certo tempo, com’è probabile che poi avvenga. Quando si presenta così, con le vele davvero tutte spiegate, – da quelle più piccole a quelle maggiori, sino a tutti i coltellacci e gli scopamare, – allora una nave è la cosa più stupenda che si muova sulla faccia della terra. Ma è uno spettacolo che pochissimi, anche coloro che sono stati a lungo sul mare, hanno avuto modo di contemplare; giacché il marinaio che sta sulla tolda non può vedere il proprio bastimento con distacco, come se fosse un oggetto da lui separato.
Una notte, mentre eravamo nella zona tropicale, mi toccò d’uscire sull’asta di controfiocco per compiervi un dato lavoro, e, terminatolo, mi girai e giacqui a lungo adagiato su quella verga ad ammirare la bellezza della scena che avevo dinanzi agli occhi. Lontano com’ero dalla tolda, mi si offriva l’occasione di guardare alla nave davvero come a un oggetto separato da me; e vidi, come se sorgesse dalle acque, sorretta unicamente dal nero, minuscolo scafo, una piramide di tela, la cui base sporgeva ben oltre le frisate e la cui cima, -così almeno pareva nella penombra notturna, – s’innalzava sin quasi a toccare le nuvole. La superficie del mare era piana come quella di un lago; da poppavia ci giungeva, continuo e lieve, il soffio dell’aliseo; il cielo, d’un azzurro intensissimo, era incastonato di stelle tropicali; non s’udiva altro suono se non lo sciabordio dell’acqua tagliata dalla prora; e le vele, ampie e alte, erano tutte, tutte spiegate: gli scopamare che sporgevano abbondantemente dalle frisate; i coltellacci di parrocchetto distesi come ali dalle gabbie; i coltellacci di velaccio che s’aprivano intrepidi subito più sopra; i coltellacci di controvelaccio, simili a due aquiloni che si librassero trattenuti dalla medesima fune; e in cima, più in cima di ogni altra cosa, la minuscola dicontra, quel’apice della piramide che veramente sembra toccar le stelle ed essere irraggiungibile da mano d’uomo.
E così calmo era il mare e costante la brezza, che se quelle vele fossero state marmo scolpito non avrebbero potuto essere più immote. Non un fremito sulla superficie dei teli, non un balbettio agli estremi orli della vela, tanto erano perfettamente tesi dalla brezza. Ero talmente assorto in quella contemplazione, che dimenticai la presenza dell’uomo che era uscito con me sintanto che non disse, quasi tra sé e sé, e sempre con gli occhi alle marmoree vele (perché anch’egli, da quel vecchio navigatore che era, osservava, intento, lo spettacolo): <<Come lavorano tranquille!>>”

Richard Henry Dana Jr. (Cambridge, 1º agosto 1815 – Roma, 6 gennaio 1882) è stato uno scrittore e navigatore statunitense.

Dopo aver abbandonato nel 1834 gli studi a Harvard (anche per problemi alla vista), a 19 anni si decise ad andare per mare, imbarcandosi a Boston come marinaio semplice, per scelta , per non essere distratto dai libri che avrebbero compromesso definitivamente la sua vista.
Viaggiò sul brigantino “Pilgrim” per due anni da Boston alla California, doppiando Capo Horn al contrario, vivendo in diretta tutte le fatiche dei marinai imbarcati sui grandi velieri dell’epoca; annotando e osservando ogni piccolo dettaglio dal punto divista tecnico e soprattutto umano.
Scrisse quindi il libro considerato un vero classico delle letteratura nautica Two Years Before the Mast, tradotto in italiano “Due anni a prora”
Uno dei primi esempi di narrativa di questo genere, servì da apripista ad una generazione di romanzieri del mare, a cominciare dall’Herman Melville di Moby Dick.
Al suo ritorno Dana si laureò in legge, specializzandosi in diritto marittimo e divenne poi abolizionista, aiutando a fondare il partito contro la schiavitù Free Soil Party nel 1848, e prendendo la difesa legale dello schiavo in fuga Anthony Burns, nel processo di Boston del 1854.

GUARDA IL VIDEO

Avatar

Il Team Editoriale di Searound Magazine vi da il benvenuto.

Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

More in Nautica e Diporto

To Top